“Quale sviluppo per la Puglia” e l’incontro con Bruno Vespa

Manutenzione del territorio e costi del non fare: dalla viabilità sui Monti Dauni alle coste erose dal mare, troppi gli interventi bloccati dall’immobilismo amministrativo”. E’ stato il leitmotiv  sul quale si è articolato  l’incontro (introdotto dal sindaco di Trani Amedeo Bottaro) dal titolo “Quale sviluppo per la Puglia. La sfida delle città: infrastrutture utili e sostenibili”  organizzato da  ANCE  (Associazione Nazionale Costruttori Edili)  Puglia Bari e Bat,  tenutosi lo scorso venerdì 24 marzo a Trani presso il “Marè Resort”

L’immobilismo amministrativo che impedisce di sbloccare i fondi necessari per i lavori di manutenzione del territorio non è più sopportabile: dalle strade dei Monti Dauni alle coste erose dalla Capitanata al Salento, sono moltissimi i cantieri che potrebbero rendere la Puglia meno fragile e più efficiente e ospitale nei confronti dei turisti che arrivano sempre più numerosi nella nostra terra”. – si legge nel comunicato che annunciava l’evento – È questo il l’appello  lanciato dal presidente di ANCE Puglia Gerardo Biancofiore, che invita le istituzioni ad accelerare le azioni amministrative necessarie per liberare le risorse finanziarie attualmente disponibili e cantierizzare lavori di manutenzione del territorio troppo a lungo rimandati.

 Inoltre,  lo stesso presidente Biancofiore,  ha altresì  evidenziato, introducendo l’ incontro da lui stesso organizzato, che  : “ E’  necessaria  una strategia comune, anche sovraregionale, che si ponga l’obiettivo di ridurre il gap infrastrutturale tra Sud e Nord oltre che tra Italia e altri paesi europei. Nella nostra regione è arrivato il momento della svolta per liberare quelle potenzialità ancora inespresse e perseguire quel circolo virtuoso tra infrastrutture ed economia spesso invocato ma mai concretizzato; tra Patto per la Puglia e POR sono disponibili ben quattro miliardi di euro per opere infrastrutturali, rigenerazione urbana,  efficienza energetica degli edifici e altri interventi volti al miglioramento del territorio. Consentire alla burocrazia e all’immobilismo amministrativo sarebbe delittuoso.”

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Sul tema dei cantieri in ritardo o mai partiti, è poi intervenuto con la  sua disamina  Andrea Gilardoni, docente del dipartimento di Analisi delle politiche e management pubblico dell’Università Bocconi, il quale  conduce insieme allo staff di Agici Finanza d’impresa,  uno studio annuale sui CNF (“Costi del Non Fare”), più precisamente sui:  costi economici, sociali e ambientali causati dai ritardi italici nello sviluppo di reti infrastrutturali efficienti. “I Costi del Non Fare – ha spiegato Gilardoni – rappresentano una tassa occulta per la collettività e pesano come un macigno sulle nostre opportunità di crescita, sia nel pubblico che nel privato. Nel nostro ultimo studio del 2016 abbiamo stimato che la ricaduta economica nei prossimi 15 anni del mancato adeguamento delle reti strategiche del nostro Paese, dalle strade alle ferrovie, dalla logistica alle infrastrutture digitali, dai gasdotti alla rete elettrica, si attesti sui 600 miliardi di euro. Anche la Puglia fa la sua parte con numerose opere necessarie e progettate, ma mai partite, in ritardo, o bloccate a metà; non abbiamo fatto uno studio ad hoc ma è ragionevole pensare a un ordine di grandezza di Costi del Non Fare di 40-50 miliardi nel quindicennio e di circa tra 2,5 e 3,5 miliardi all’anno. Un onere che comunque è inaccettabile, per eliminare il quale la politica e le amministrazioni dovrebbero fare di più. Una serie di azioni sono possibili e doverose”.

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 Mentre, secondo  Paolo Savona (ulteriore relatore  dell’incontro) ordinario di Politica economica alla Luiss Guido Carli e in altre importanti università,  (docente di origini sarde nonché autore del  pamphlet  “J’accuse” – “Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta ”  – edito Rubbettino 2015 – ):

“L’economia della Puglia, come quella nazionale, cresce azionata da due motori: industria e costruzioni Nell’ultimo ciclo economico è stata dedicata cura al primo motore e trascurato, talvolta ostacolato, il funzionamento del secondo, penalizzato da una crescita delle spese in conto capitale insufficiente, a fronte della continua crescita delle spese correnti che sfiorano il 90% del totale. Il riavvio del motore delle costruzioni è condizione necessaria dello sviluppo della Puglia e del resto del Paese; è proprio rilanciando le costruzioni che Stati Uniti e Germania sono usciti dalla crisi del 2008. In Italia la realizzazione delle infrastrutture dovrebbe essere attuato con un piano decennale che stanzi e spenda ogni anno almeno 1,5 mld di euro, cominciando con un parco progetti esecutivo; l’adeguamento delle abitazioni, soprattutto delle città, potrebbe essere finanziato dal mercato se si concedesse un completo esonero fiscale nella realizzazione e pari trattamento fiscale rispetto alle attività finanziarie”.

 Quale sviluppo per la Puglia  (intervento del Prof. Savona)  ance

Potenziare le infrastrutture per favorire il turismo che nei prossimi decenni rappresenterà un importante volano per lo sviluppo della Puglia è il pensiero del presidente Ance  di Bari e Bat Beppe Fragasso secondo il quale:  “Bisogna pensare alle infrastrutture più strategiche per la nostra regione: a nostro avviso occorre ammodernare la rete ferroviaria, ampliare gli aeroporti per incrementare l’arrivo di voli e turisti, potenziare la rete delle marine per accrescere la nautica da diporto».

Sulla scia dei temi trattati  durante il meeting  organizzato dall’ANCE, è intervenuto (alla fine del convegno  medesimo) colloquiando con   il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Giuseppe De Tomaso,   il noto  giornalista, conduttore televisivo e scrittore Bruno Vespa, il quale  ha altresì colto   l’occasione per parlare  del  suo ultimo  libro “C’eravamo tanto amati. Amore, politica, riti e miti. Una storia del costume italiano” (edito da Mondadori)  mediante il quale,  Vespa ha ripercosso  la storia dell’Italia dell’ultimo secolo passando in rassegna tutti i cambiamenti avvenuti nel quotidiano, dal costume, alla politica.vespa 2

vespa 1Un libro che vuole essere un invito all’ottimismo- si legge in alcuni passi di “Ceravamo tanto amati” titolo che si ispira al film di Ettore Scola, ovverosia una commedia all’italiana che mette in luce le nostre mediocrità e i nostri difetti, ma anche la nostra voglia di reagire amare e vivere  – perché dobbiamo rassegnarci al fatto che le ultimi grandi opere pubbliche a Roma le abbia realizzate il fascismo? Perché non dobbiamo ribellarci all’idea che l’autostrada del sole sia stata completata in 8 anni e ce ne sono voluti 33 per la variante di valico tra Firenze e Bologna? E i giudici rifletteranno sul fatto che dopo la BREXIT, le banche inglesi sceglierebbero l’Italia se non temessero l’incognita della nostra magistratura?”  Dal 1945 ad oggi – si legge ancora nel libro – l’Italia ha avuto 64 governi e 28 presidenti, di cui 16 democristiani. Qui dentro, altro che “Ceravamo tanto amati” quanti pugnali (socialisti in primis) e soprattutto quanti veleni (esclusiva democristiana) ha visto questo palazzo? (riferito a palazzo Chigi, ossia la sede del governo italiano ).

“ Con la crisi  che ormai ci trasciniamo dal 2008, anche Della Valle, una volta  mi disse che niente sarà più come prima – ha esordito Vespa nel corso della serata, prendendo spunto dai temi trattati nel sul libro e su quanto esposto durante l’incontro ANCE,  in merito al  quale  ha poi esclamato: Abbiamo dei soldi, spendiamoli!

E rispondendo al direttore della Gazzetta, il conduttore di “Porta a Porta” ha poi incalzato sul tema dell’Unione Europea,  alla vigilia delle celebrazioni per i suoi 60 anni di “vita” , sostenendo che:  “ Non so cosa resti dell’Europa, di certo con l’euro e come se noi italiani ci fossimo messi in collegio.

Ieri sono stato  a Torino – ha poi  proseguito Vespa –  e credo che la  sindaca Chiara  Appendino possa essere una potenziale candidata premier, proprio perché non sente e non vede Grillo; Appendino è di certo una donna di sinistra , pragmatica ne suo modo di fare  e che  ben  si rapporta con le istituzioni e con il Governo, a differenza di quanto accade a Roma con la Raggi,  laddove  un’altra amministrazione a cinque stelle,  come quella di Torino, non riesce a mettere nulla in ordine, mentre credo che Di Maio (vice presidente della Camera dei Deputati  anch’egli grillino) possa essere “spendibile”. E sul Pd? – tuona De Tommaso – Credo che Renzi superi il 50% dei voti e sia rieletto segretario nazionale del Partito – risponde Vespa –. I “No” al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre, un plebiscito promosso dallo stesso Renzi,  credo che abbiamo comportato  un’ occasione mancata per l’Italia, specie per quanto riguarda il potere lasciato alle  Regioni:  ritengo più giusto che sia lo Stato a decidere e non le Regioni, anche se ciò non toglie che ci possa ancora essere la possibilità di poter porre in essere una buona riforma sotto questo aspetto.”

 

 

 

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