“No all’abbattimento di Palazzo Tresca”; un incontro al Circolo Unione

La questione Palazzo Tresca (oggi di proprietà della famiglia Fucci)  salita agli onori delle cronache  nelle scorse settimane tramite il “rumore” mediatico dei social (ma ancor prima l’argomento era stato affrontato dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”); ha portato ieri sera preso il Circolo Unione di Barletta (prospicente al palazzo  in questione ),   ad un incontro con la stampa, tramutatosi  poi in un forum di discussione .

All’incontro organizzato dal giornalista Nino Vinella,  cosi come  preannunciato dal Gruppo Facebook “Barletta dice NO all’abbattimento di Palazzo Tresca”  hanno partecipato: il prof.  Ettore Maria Mazzola (urbanista architetto e restauratore nativo di Barletta), l’attuale proprietario Michele Fucci nonché gestore dell’impresa edile omonima  (la stessa che insieme all’intera famiglia Fucci,  ha  presentato il progetto  agli uffici comunali di competenza onde poter  rifare  l’immobile)   insieme ad alcuni  esponenti  di diverse associazioni locali  e cittadini interessati al tema.

Assente giustificata (per sopraggiunti  impegni familiari) la consigliera comunale Grazia Desario , invitata all’incontro dallo stesso Vinella, anche e soprattutto  perché  è stata una delle prime a volerci veder chiaro in questa storia (difatti ha protocollato nei giorni scorsi un’interpellanza consiliare per capire se ci sono elementi che possano fermare la demolizione)  e a farsi portavoce dei cittadini contrari all’abbattimento dell’immobile.

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Palazzo Tresca (Via Imbriani Barletta)

 Durante l’incontro oltre ad emergere i limiti urbanistici della città, con un PUG non ancora approvato ,  ne è emerso altresì che:  il palazzo è di proprietà della famiglia Fucci da circa 30 anni,  il progetto di ristrutturazione  è stato presentato agli uffici comunali dieci anni fa (caspita!)   e che solo il 10 agosto scorso il Comune ha rilasciato il permesso di costruire (n. 24/2017 di via Imbriani,  la cui pubblicazione dello stesso presso l’ufficio urbanistico comunale,  scadeva proprio ieri).

Ed è da quel 10 agosto che i più attenti alle pratiche comunali,  (nonostante il periodo di ferie, teso forse a far si che nemmeno i più accorti  si accorgessero del permesso rilasciato dal Comune)   hanno cominciato a  sollevare  polemiche in merito all’abbattimento del palazzo ottocentesco, ritenuto da parecchi barlettani di gran  pregio storico , anche perché in quello stesso immobile nacque nel 1904 lo scrittore, conduttore radiofonico e critico cinematografico Nino Frank (figura di gran prestigio letterario, un po’ dimenticato dalla comunità barlettana).

“ Il progetto prevede di lasciare  la facciata cosi com’è rispettando lo stesso stile  – ha precisato Fucci – e  le stesse volumetrie, “svuoteremo” il palazzo aggiungendoci  un piano e una finestra in più. Opereremo nel pieno rispetto delle legge senza avvalerci  del “Piano Casa”(  un sistema di norme nazionali, regionali e locali che mirano a soddisfare le esigenze abitative dei citttadini e a rilanciare il settore edile).”

 Di diverso avviso è stato invece l’architetto Mazzola, il quale ha piuttosto sostenuto che : “L’edificio è sanabile e non va abbattuto, anche perché l’interesse dei privati non deve “cannibalizzare” l’interesse pubblico ed è importantissimo non stravolgere la facciata. Il palazzo è stato costruito a suo tempo  rispettando i canoni architettonici dell’epoca secondo lo stile “beaux- arts” di fine ottocento e se l’intento è quello di “sistemarlo” sappiate – rivolgendosi a Fucci-  che esistono delle norme statali a favore dei privati, cosi come esistono fondi europei per i quali potete far richiesta. Vogliamo bene a Barletta e cerchiamo di darti dei suggerimenti, per un palazzo che del resto fa da cornice a palazzo Calò. Il nostro intento è anche quello di tutelare la storia e la cultura  legata all’immobile.”

L’incontro si è concluso con l’auspicio  che il signor Fucci presenti ai cittadini il suo progetto di ristrutturazione, cosi da poter intrecciare un dibattito democratico,  prima di poter procedere con il definitivo abbattimento di un immobile  tanto caro per la  storia della città.

Dora Dibenedetto

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